29 Ottobre 2026
Una recente ricerca pubblicata su JAMA Network Open analizza quasi 5.000 pazienti seguiti per oltre dodici anni: la scelta dei grassi a tavola non agisce direttamente sul tumore, ma può fare la differenza per la salute del cuore e la longevità complessiva.
Ricevere una diagnosi di tumore alla prostata è un momento che cambia prospettiva. Nelle forme non metastatiche, ovvero la maggior parte dei casi diagnosticati precocemente, l’aspettativa di vita è spesso lunga e misurabile in decenni. Con il passare del tempo, tuttavia, emerge un dato che molti trascurano: il rischio principale per la vita di questi pazienti non è sempre legato alla progressione della neoplasia, ma alle complicanze cardiovascolari e metaboliche (infarto, ictus, diabete) tipiche dell’avanzare dell’età.
Lo studio: 13 anni di osservazione e quasi 5.000 uomini coinvolti
I ricercatori hanno attinto ai dati del prestigioso Health Professionals Follow-Up Study, monitorando 4.884 uomini con diagnosi di tumore prostatico non metastatico (età media di circa 69,5 anni) per un tempo mediano di 12,8 anni.
Durante il periodo di follow-up sono stati registrati 3.040 decessi:
- 441 dovuti al tumore prostatico;
- 803 causati da patologie cardiovascolari;
- 499 riconducibili ad altre neoplasie.
Il primo dato emerso riguarda i grassi saturi (abbondanti in carni lavorate, tagli grassi, burro e latticini interi): gli individui con il consumo più alto mostravano un rischio relativo di mortalità per qualsiasi causa superiore del 24% rispetto a chi ne assumeva meno. Sul piano assoluto a 10 anni, questo si traduce in circa 3 decessi in più ogni 100 persone (dal 23,4% al 26,4%), con un incremento relativo ancora più marcato per le morti cardiovascolari (+42%).
Non aggiungere, ma sostituire: la vera chiave metabolica
L’aspetto più interessante dell’indagine riguarda il concetto di sostituzione isocalorica: il beneficio non nasce dall’aggiungere calorie “sane” sopra una dieta già abbondante, bensì dal rimpiazzare le fonti di grassi meno salutari a parità di apporto calorico complessivo.
Attraverso modelli statistici, i ricercatori hanno evidenziato che:
- Sostituire il 10% dell’energia derivante da grassi animali con grassi vegetali si associa a una riduzione del 16% della mortalità generale.
- Sostituire il 5% delle calorie da grassi saturi con grassi monoinsaturi (come quelli dell’olio extravergine d’oliva) si associa a una riduzione della mortalità del 20%.
In concreto: preferire olio extravergine d’oliva, frutta a guscio (noci, mandorle), semi oleosi e avocado al posto di burro, insaccati, formaggi ad alto tenore lipidico e carni grasse.
Curare la persona, non solo la malattia
La dieta non si è dimostrata una cura diretta per la neoplasia né uno scudo contro la sua progressione. Il vero valore della scelta alimentare risiede nella protezione sistemica: preservare la funzionalità endoteliale, la salute coronarica e il metabolismo glucidico mentre il tumore resta controllato o in sorveglianza attiva.
Il messaggio chiave
Il messaggio pratico resta solido e coerente con le linee guida internazionali: adottare un modello alimentare a prevalenza vegetale e ricco di grassi “buoni” è uno strumento concreto di protezione globale per chi affronta un percorso oncologico di lungo termine.
- Zhang Y., Shanahan M.R., Guard H.E., et al. “Dietary Fat Intake and Mortality Among Patients With Nonmetastatic Prostate Cancer”. JAMA Network Open, 2026; 9(9): e2630693. DOI: 10.1001/jamanetworkopen.2026.30693
Categoria: Prevenzione, Salute e Benessere
Tag: dieta, grassi saturi, longevità, prostata, tumore, Vegan, vegetale

